Ormai è diventato il più grande dilemma dui questi mesi, ma la crisi c’è o non c’è, e se si quanto è profonda e per quanto tempo durerà?
Nessuno rispondere con certezza, sicuramente in molti ormai la hanno demonizzata, rendendola quasi uno spauracchio.
Dall’alto del suo seggio il Capo del Consiglio continua ad invitare tutti a consumare di più per poter uscire da questa situazione, anche se è stato il consumismo sfrenato a portarci a questo punto.
Imputa la responsabilità ai cittadini con frasi del tipo “Dovete capire che la crisi è in mano vostra, se vi fate spaventare e smettete di consumare, la crisi diventerà un problema davvero serio..”.
Non voglio tirare fuori sempre la storia delle persone che non arrivano alla fine del mese, ci sono da sempre.
Il problema è che stanno aumentando in maniera esponenziale, persone che sono costrette a rivolgersi alla caritas, a volte vergognandosi, però devono pur mangiare.
Lo scenario è sconsolante e molto triste, ti aspetti qualcosa che scuota la situazione, ma non arriva, non solo in Italia, ma anche il tutto il mondo.
I Governi buttano soldi sulle aziende per non farle fallire, altrimenti sarebbero sommerse da orde di disoccupati pronti a tutto, lo sanno bene, e sanno altrettanto bene che devono evitarlo in tutti i modi, non solo per il bene dei cittadini, ma soprattutto per il loro.

“In Italia la crisi si sente meno che negli altri paesi”, altra frase ricorrente che spesso sentiamo dire, e sono d’accordo, ma perchè rispetto agli altri paesi noi eravamo già più poveri da anni, non mi sembra che sia una cosa di cui vantarsi.
Poi ci sono intellettuali di avanguardia, secondo i quali la crisi resta uno spauracchio, un qualcosa di mistico e spirituale che non si ritrova nella realtà.
Non vorrei sempre parlare male del buon Gianni Riotta, ma anche lui sembra faccia di tutto per farsele tirare addosso.
Secondo il suo Tg1 la crisi quasi non esiste, invita “Espertoni“, che in praticano dicono che non sanno quanto la crisi durerà, e che sicuramente lo stato deve dare un segnale forte per poter uscire, Grazie al Cazzo, questo lo sapevo anch‘io.
Poi andando in giro per bancarelle con servizi da diversi minuti, molto intellettuali ed interessanti, intervistano gente che dice “La crisi !!?? Cos‘è ?? io non la sento, ciò i miliardi …”, con l’intervistatrice, con la faccia inebetita che stà lì e ride molto divertita.

Delle ditte che falliscono (Vedi quella di BS) nessuno parla, della cassa integrazione della Fiat, nessuno parla.
Ci prova Annozero, viene bollato come un programma che diffonde “Terrorismo Mediatico”, che crea del pessimismo, la vera minaccia della nostra economia, è il pessimismo.
La gente non arriva alla fine del mese perchè è pessimista, se pensasse di più alla Topa, e si facesse qualche amico mafioso, sicuramente vivrebbe molto meglio, magari diventerebbe anche Presidente del Consiglio.
Ma si, noi ne parliamo male perchè siamo gelosi e invidiosi chiaramente.
Lo prendiamo in giro perchè in realtà vorremo essere al suo posto, non ci interessa che in questo paese le cose funzioni, perchè se stiamo bene noi, gli altri possono anche andare a farsi fottere.
E’ lui il vero eroe nazionale, lo guardiamo e vorremo essere al suo posto, magari con la Carfagna sotto la scrivania …
Perchè gli era cascata la penna ovviamente, che avevate pensato !!?? Maliziosi !
Lo odiamo per partito preso, non perchè è pluriimputato, pluriprescritto, e auto-assolto (Depenalizzazioni del reato), ma perchè siamo tutti comunisti e invidiosi e non vediamo il bene che per tutti noi.

L’incantesimo Berlusconi è sempre nell’aria, non si quanto durerà, come per la crisi.
La crisi però è reale ed investirà i ceti Medio-Bassi, che una decina di anni erano Medio-alti, non c’è mai limite al peggio, e l’Italia non si smuoverà fino a che non avrà raschiato il fondo del Barile.
Ci raccontano le favole, e noi vogliamo tanto crederci, e ci crediamo.
Non ci volgiamo svegliare, sempre cullati dalla voce del primo Dittatorello che ci passa fra le mani.
Ma quando avremo l’acqua alla gola, allora ci sveglieremo.
Speriamo solo di essere ancora in tempo.

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