Dieci anni moriva Fabrizio De Andrè, uno dei più grandi, se non il più grande, cantautore Italiano dell’ultimo secolo.
Con le canzoni, che molto spesso sono delle vere e proprie poesie, ha raccontato non solo il suo periodo storico, ma ha anche ripercorso, e narrato, tutte quelle che sono le tematiche dell’esistenza umana.
Dalla propria visione Laica, se così la possiamo definire, della nascita di Gesù (La Buona Novella), a tutte quelle figure di reietti e di infelici che ha raccontato per tutta la sua esistenza.
Lo ha sempre fatto come s’addice ad un poeta, cercando sempre di creare un mondo intorno a colui che ascolta, non nascondendosi mai dietro il falso borghesismo, ma andando sempre a cercare la natura stessa dell’uomo, natura alla quale è concesso sbagliare.
Una frase che ho ascoltato nell’ultimo concerto che ha registrato nel 1998, e che riassume in breve il suo stile di pensiero: “Credo che ci sia ben poco Merito nella Virtù e ben poca colpa Nell’errore”

Non voglio addentrarmi oltre in quello che sono state e quello che hanno significato le poesie di De Andrè.
Per quanto mi riguarda è da quando ero piccolo che ascolto De Andrè, e ogni volta che lo faccio, le sue canzoni mi trasmettono sempre qualcosa.
In questi casi c’è ben poco da dire e molto da ascoltare.
Vi lascio quindi con tre canzoni che più amo di Fabrizio, che non smetterò mai di ringraziare e di rimpiangere.

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