Lo avevo detto, era finita.
Invece anche questa volta mi ero sbagliato, questa estate, tramutata in autunno quasi per un sortilegio dispettoso, ed irrispettoso (soprattutto verso la cassa integrazione di BS) ci ha regalato un’altra, e forse definitiva giornata di mare.
In molti mi chiedono (chi ???) come mai questo tema del mare sia così ricorrente nei miei post.
Hanno tutte le ragioni per domandarselo, ma io non nè ho nessuna per rispondergli.
La verità è che il mare simboleggia per me, come per molti altri (ancora … chi ????), un senso estremo di pace e serenità, che difficilmente potremmo trovare in altri luoghi.
Una profonda pace, un’immersione costante nel proprio inconscio, (mi verrà in aiuto lo psicologo per spiegarlo meglio …) simboleggiata da questo flusso costante, da questo susseguirsi di onde, che ci rilassano e ci trasportano altrove, se sappiamo ascoltarle.

Mentre altri poveri antichi, vecchi decrepiti, anziani sdentati signori, andavano in giro in moto beffandosi del mondo, con il loro fare autoritario e paraplegico; noi eravamo già là, ancora una volta a fissare l’orizzonte, nella speranza di un domani migliore.
I grandi personaggi che hanno allietato la nostra estate, come ad esempio l’immancabile “uomo posa” non erano presenti.
Pochissime persone come noi, che si gustavano questa triste, ma doverosa giornata di mare.
Il tutto avvolto da un clima surreale, scandito dal volo dei gabbiani, e dalle urla del BVP e del Sax che giocavano a pallone come due bambini di 5 anni, con grosse problematiche …
Alla fine anche i grandi centauri, sazi di aver conquistato vetta “ponte a serchio” dove hanno impiegato un ora per andare, quattro ore per mangiare, e mezz’ora per tornare, sono venuti in spiaggia, come richiamati da una volontà più forte, che trascende il tempo.

Abbiamo dato il nostro addio, lo avevamo già fatto, ma lo faccio ancora, per l’ultima volta in questa stagione, che ci ha regalato tanto, ma non troppo.
Chiudiamo qui la questione, le nuvole non sono ancora tornate, e non lo faranno tanto presto.
Avviamoci verso questo triste autunno, ricco di amare sorprese e dolenti note, finché la prossima estate, finalmente, usciremo a rimirar le stelle.

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