Di solito questo fantastico personaggio di Ranma1/2 viene associato al sottoscritto, e non potrebbe essere diversamente, viste le innumerevoli dimostrazioni date in questi anni.
Possiamo dire ormai, con una relativa certezza, che BS si è perso in ogni angolo del mondo conosciuto, scoprendo a volte territori inesplorati.
In questo caso però uno dei personaggi che aleggia con la sua essenza in questo blog, ha voluto far suo questo modello comportamentale, dando vita ad un’avventura epica dai caratteri controversi, ed imprescindibili. Qualunque cosa voglia dire “imprescindibili”.
Troppo timido e riservato per raccontare questa avventura, abbiamo rischiato di non conoscerla affatto, visto che di sua spontanea volontà, Laburno, non ne avrebbe mai parlato.
Ma per fortuna, in questo caso è intervenuto il Gallizzia, che non si è fatto scrupolo di raccontarcela nei minimi particolari, senza tralasciare di enfatizzare i punti chiave del racconto.

Da quel che si narra, pochi giorni fa Laburno doveva andare a casa del Gallizia per “Studiare” non si sa bene cosa.
Carico per l’impellente missione, Laburno chiama il Gallizia poco prima di partire per gli ultimi accordi e si incammina verso casa sua.
Non è la prima volta che ci va, questo è fuori dubbio, ma quello è un giorno particolare, l’aria è pesante, il cielo è oscurato da una coltre foschia che confonde e turba le anime sotto di essa.
Tutta la gioia e la felicità che insinua a Laburno una giornata di studio, sparisce appena si mette in viaggio verso la Gallizzia House, ma questo non gli impedisce di proseguire visto il suo lodabile senso del dovere.
E così va tranquillo, una curva a destra, una a sinistra, e sempre dritto fin quasi al mattino.
Per adesso lasciamolo qui Laburno, mentre guida con disinvoltura, con il suo solito sorriso sulla faccia, memoria di un tempo passato in cortili assolati, quando le giornate erano scandite dai rintocchi di una campana di un piccolo paese di campagna.

“Trenta minuti di ritardo … dove sarà andato a finire ???”, un dubbio si insinua nella mente del Gallizia, che ancora non vede arrivare Laburno, affacciato dal terrazzo che gli dà un ampia visuale su tutta la piazza. Silenzio.
L’orologio segna le tre e mezzo, i bambini giocano nella piazza, ci sono alcuni anziani signori che sistemano gli orti, mentre altri si litigano per una partita di briscola, altri che lavorano in ditte di depuratori con una passione sfrenata per gli scritti di Proust. L’aria è pesante. Silenzio.
“Ma dove cazzo sei ???” le prime parole del Gallizzia a Laburno suonano come un inevitabile scherzo del destino.
Laburno è titubante, non riesce ad orientarsi, è strano al telefono, sembra lontano, come il gorgogliare del mare in tempesta che inganna l’udito simulando migliaia di voci che affiorano dagli abissi.
“Sono quasi a Pescia …” solo questo riesce a dire, è confuso, ma ottimista di arrivare presto a destinazione.
Il Gallizzia è sconvolto, come un padre che scopre di avere per figlio By Saggezza.
“Ma dove cazzo vai, sto a Capannori … devi tornare indietro … roba da matti”

La pesciatina ha colpito ancora, ha sedotto Laburno illudendolo di arrivare rapidamente a capannori mentre in realtà lo stava portando lontano, verso lidi sconosciuti, verso mete solo sognate.
Oppure è Laburno che è completamente uscito di testa, la verità è su quella strada, quella maledetta distesa di asfalto, più saggia di qualunque sentiero di montagna.

La storia finisce con Laburno che tornerà fino al Kuku per recuperare l’orientamento ed una volta arrivato a casa del Gallizzia, con un’abbondante ora di ritardo, sarà troppo stanco e perplesso per studiare.
Perso ed afflitto nei suoi pensieri, sulle ripercussioni che questa storia avrebbe avuto nella sua vita.

Benvenuto nuovo Ryoga, era da tanto che ti aspettavo …

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